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Intervista dell'agenzia di stampa Ria Novosti all'Ambasciatore Ragaglini (Mosca, 17 febbraio)

Data:

17/02/2016


Intervista dell'agenzia di stampa Ria Novosti all'Ambasciatore Ragaglini (Mosca, 17 febbraio)

La domanda con la quale vorremmo cominciare riguarda le prospettive e la sua visione dei rapporti bilaterali per l’anno 2016

L’Italia ha sempre pensato che la Russia fosse un partner importante dal punto di vista politico per affrontare le grandi crisi internazionali.

Già l’anno scorso il presidente del consiglio Renzi venne a Mosca a marzo per parlare con il presidente Putin e le Autorità russe proprio di Libia e Siria.

Abbiamo sempre pensato che il coinvolgimento della Russia fosse essenziale, come essenziale fosse mantenere il dialogo aperto nonostante la questione Ucraina.

Naturalmente l’Italia è molto soddisfatta che oggi una vasta maggioranza di paesi la pensino allo stesso modo.

Sulla anche di questi i rapporti fra l’Italia e la Russia sono sempre stati molto intensi.

Dal punto di vista politica abbiamo consultazioni regolari, abbiamo il Presidente e il Primo Ministro che si incontrano, ministri russi che visitano l’Italia, ministri italiani che vengono in Russia.

Nel campo culturale, che è uno dei grandi pilastri delle relazioni storiche tra l’Italia e la Russia, anche perché’ mette in contatto i popoli direttamente.

Nel settore commerciale, industriale, economico abbiamo anche qui eccellenti relazioni che naturalmente hanno subito dei rallentamenti nel corso del 2015 dovuti a tutta una serie di fattori tra i quali la recessione, la caduta del prezzo del petrolio, la svalutazione del rublo.

La difficile situazione economica ha fatto diminuire l’interscambio nel 2015, ma non ha fatto diminuire l’intensità e l’interesse delle imprese italiane in Russia.

Nel settore turistico, sempre nel 2015, ovviamente i turisti russi per questa crisi economica sono diminuiti anche se sono rimasti a livelli molto alti con circa 700.000 mila visitatori.

E anche quest’anno l’ambasciata ha un intenso programma per fornire ai russi gli strumenti migliori per poter scegliere le proprie vacanze in Italia attraverso il sito in lingua russa che si chiama “La Tua Italia” (www.latuaitalia.ru).

Nel settore scientifico continuiamo importantissime collaborazioni che durano da tantissimi anni, sia nel settore nucleare, sia nel settore delle biotecnologie, sia nella nanotecnologia e della cosmonautica.

Quindi al di là di quelle che sono le crisi economiche e le difficoltà di carattere geopolitico, le relazioni tra i due paesi rimangono eccellenti.

Se parliamo un attimo della crisi ucraina, che spesse volte è considerata come uno dei fattori più importanti e irritanti nei rapporti fra la Russia e l’Unione Europea, quanto è probabile la soluzione pacifica di questo conflitto nell’anno 2016?

La crisi ucraina ha certamente costituito un motivo irritante fra l’Unione Europea e la Russia che ha portato poi a sanzioni e contro-sanzioni.

Però siamo tutti convinti che la soluzione non può che essere politica.

L’anno scorso sono stati firmati gli accordi Minsk che uniscono un percorso molto chiaro per la realizzazione di questa soluzione politica.

E credo che dei progressi importanti siano stati comunque conseguiti questo anno. Innanzitutto il cessate il fuoco, nonostante sporadiche violazione sia da una parte che dall’altra, sta reggendo e quindi questo ha ridotto drasticamente il numero delle vittime che invece si erano prodotte l’anno precedente.

Gli accordi di Minsk indicano anche un percorso di natura politica che deve essere seguito con l’approvazione di una serie di leggi, inclusa le revisione costituzionale.

Questo è un processo che sta andando un po’ più lentamente anche per oggettive difficoltà.

Ma anche l’emendamento che è stato recentemente approvato dalla RADA di Kiev per continuare a discutere della revisione costituzionale è certamente un aspetto positivo.

Si tratta adesso, con l’impegno di tutte le parti, di rivitalizzare e accelerare questo processo. Questo è importante perché’ non possiamo mantenere nel cuore dell’Europa uno stato di conflittualità come quello attuale in Ucraina.

La domanda è questa: da una parte e’ noto, che poi è stata una posizione più volte dichiarata e ripetuta, l’annullamento delle sanzioni è subordinato alla realizzazione delle intese di Minsk: dall’altra parte invece c’è la posizione di Kiev che stando così le cose, oggettivamente sarebbe interessata affiche’ questo processo si prolunghi fino al massimo per far sì che le sanzioni anti-russe restino in vigore. Qual è la posizione dell’Italia a riguardo?

La posizione dell’Italia è che gli accordi di Minsk devono essere attuati nella loro interezza, che devono essere anche attuati rapidamente, che l’Unione Europea deve esercitare la sua influenza e la sua opera di mediazione nel modo più efficace possibile.

La Russia deve fare la sua parte.

E quindi io credo la rapidità con cui Minsk sarà attutato è di particolare importanza non solo e soltanto perché’ questo poi permetterà di togliere le sanzioni ma soprattutto perché’ questo porterà l’Ucraina a una situazione di normalità. E questo penso che debba essere l’obbiettivo prioritario dell’Ucraina, della Russia e dell’Unione Europea.

Quindi se parliamo della Siria invece c’è da costatare un aumento delle critiche nei confronti della Russia a seguito dell’offensiva delle truppe governative siriane e soprattutto a seguito del fallimento dei negoziati siriani a Ginevra. Lei come valuta questa situazione?

Un po’ tutti sono criticati in Siria, dipende dai periodi. Non parlerei proprio di fallimento dei negoziati.

L’aggiornamento dei negoziati a Ginevra il 25 febbraio certamente non è positivo e bisogna quindi lavorare tutti insieme per ottenere un atteggiamento costruttivo da tutti gli attori di modo che si possa riavviare il negoziato

e su questo punto contiamo anche sulla Russia. E con questo obbiettivo l’Italia sostiene molto l’inviato speciale delle Nazioni Unite Staffan de Mistura.

D’altronde tutti questi anni di guerra stanno dimostrando chiaramente che o si trova una soluzione politica o si continuerà in questo modo, e questo non è positivo per nessuno a cominciare dal popolo siriano.

D’altronde siamo di fronte ad una delle più grandi crisi umanitarie del mondo.

E su questo punto c’è un elemento positivo perché’ la recente conferenza dei donatori ha visto un’importante partecipazione da parte di tantissimi Stati e l’Italia stessa parteciperà con 400 milioni di dollari.

E la crisi umanitaria essendo così imponente pone una forte responsabilità su tutti i paesi ed e’ per questo che riteniamo che i negoziati di Ginevra debbano riprendere il prima possibile e portare ad un cessate il fuoco, alla istituzione di corridoi umanitari e iniziare ad avere queste “confidence-building measures”.

Tra l’altro l’Italia è molto impegnata anche in Iraq, la cui situazione di instabilità ha delle evidenti ripercussioni anche in Siria.

Siamo impegnati nell’addestramento delle truppe irachene e dei peshmerga. Finora ne abbiamo addestrati più di 2000, che sono tra l’altro i combattenti che più si sono impegnati sul terreno contro l’ISIS. E stiamo inviando adesso soldati italiani a difesa della diga di Mosul che è un’infrastruttura di estrema importanza.

Nell’ipotesi di un intervento o anche solo di un dibattito a riguardo all’interno dell’Unione Europea di un possibile intervento terrestre in Siria, la posizione dell’Italia quale sarebbe?

Innanzitutto le dico una cosa che molto spesso non si sa. L’Italia è il secondo paese più impegnato all’estero con i militari sia nelle operazioni delle Nazioni Unite sia in operazioni dell’Unione Europea e della Nato.

Questo per ricordare che l’Italia ha un fortissimo impegno di questo genere che implica ovviamente l’impiego di numerosissime risorse umane, finanziarie e materiali. E questo è sempre bene tenerlo a mente quando si fanno discorsi su ulteriori impegni.

Per quanto riguarda un intervento terrestre in Siria credo che sia stato escluso da tutti i paesi. E quindi questo non è all’ordine del giorno.

Recentemente si parla sempre più spesso del cosiddetto scenario libico che possibilmente può essere applicato alla Siria. Secondo lei c’è questo pericolo?

Intanto queste sono due situazioni diverse. In Siria gli attori in conflitto sono tutto sommato abbastanza individuati e si tratterà adesso, attraverso i negoziati di Ginevra, di individuare quel percorso politico che possa poi trovare uno sbocco in una transizione politica e di ritrovare quella unità di intenti delle varie fazioni che in Siria si contendono il potere, affinché’ il paese possa arrivare ad una situazione di pace e possa permettere da un lato l’intervento di carattere umanitario, dall’altro di ridare una stabilità politica al paese.

L’Occidente e in particolare gli USA insistono sull’uscita di scena di Assad. Non c’è il pericolo che a seguito di tale uscita il vuoto di potere possa poi essere colmato dall’ISIS, come è successo appunto in Libia a seguito della morte di Gheddafi?

L’Italia ha sempre pensato che occorresse una soluzione politica in Siria e quindi abbiamo sempre premuto affinché’ si arrivasse ai negoziati tra il governo e l’opposizione.

In Siria quello che dobbiamo fare è evitare assolutamente il collasso delle istituzioni, poi le istituzioni possono anche passare di mano ma devono rimanere come tali e deve essere preservata la stabilità, l’integrità territoriale della Siria.

E credo che questa visione politica sia ormai patrimonio della maggior parte degli stati che sono coinvolti in Siria. Poi le modalità con cui si arriverà all’assetto finale sarà dato dal negoziato di Ginevra.

La Libia è stato sempre un paese importantissimo per l’Italia per tanti versi. Oggi come oggi quali sono le priorità dell’Italia in Libia?

In questi anni e in questi mesi più recenti l’Italia si è sempre impegnata a sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite, oltre ad essersi impegnata in prima persona per arrivare a dei risultati concreti. La situazione rimane ancora molto complessa ma sul piano politico dei progressi sono stati fatti e l’attuale Primo Ministro è impegnato adesso a ridefinire il nuovo governo a seguito dell’accordo nazionale che dovrà essere sottoposto alla camera dei rappresentanti.

Proprio per giungere a questo obbiettivo della formazione di un governo di unità nazionale a dicembre ci è stata a Roma una conferenza internazionale sulla Libia per catalizzare il sostegno internazionale al raggiungimento di questo accordo. In questo abbiamo apprezzato molto il sostegno e il contributo della Russia.

Passiamo all’altro problema importantissimo per l’Italia essendo il primo paese che accoglie i profughi: la crisi migratoria. Secondo lei come andrà a svilupparsi la situazione? Quali soluzioni ci sono? Che impatto può avere la crisi migratoria sull’Unione Europea?

L’Italia da anni sostiene praticamente da sola il peso dell’immigrazione soprattutto dal Nord Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa.

In questi anni i mezzi della Marina Militare e della Guardia Costiera hanno effettuato più della metà di tutti i salvataggi nel Mar Mediterraneo. In questi anni abbiamo salvato centinaia di migliaia di persone da morte certa e credo che dobbiamo rendere omaggio alle donne e agli uomini in divisa della Marina e della Guardia Costiera che si sono ispirati a quello che in mare e’ l’unico principio, che è quello della salvaguardia delle vite.

Per anni l’Italia ha sostenuto il costo sociale, materiale e finanziario dell’arrivo di centinaia di migliaia di persone che fuggivano da conflitti o dalla povertà.

Nel 2015 ci siamo battuti molto all’interno dell’Unione Europea per far capire che quella migratoria non può e non deve essere un’emergenza che riguarda solo i paesi d’ingresso, di prima destinazione come l’Italia e la Grecia.

E senza dubbio è una questione che riguarda tutta l’Europa, anche perché non dobbiamo dimenticare che abbiamo frontiere comuni per uno spazio comune.

E onestamente devo dire che nel corso del 2015 abbiamo ottenuto i primi risultati positivi di questa azione politica anche se evidentemente il percorso europeo per una vera politica migratoria rimane ancora lungo e non privo di problemi. Ovviamente la risposta europea deve essere improntata, a nostro avviso, innanzitutto al principio umanitario, al principio della sicurezza, alla necessità di iniziative politiche e di cooperazione per rimuovere le cause che hanno portato a questo grande flusso migratorio e al principio della distribuzione gli oneri finanziari e della ridistribuzione dei profughi in tutti i 28 stati dell’Unione Europea. L’Unione Europea sulla questione della migrazione si gioca gran parte della sua credibilità, la sua capacità di integrazione e la capacità di mantenere gli ideali che hanno portato alla sua creazione. L’Italia conta che l’Unione Europea e i suoi stati membri siano in grado di affrontare e vincere questa sfida proprio per se’ stessi prima ancora che per i profughi, anche per non rimettere in discussione i principi fondamentali dell’integrazione europea come quello della libera circolazione delle persone all’interno dello spazio comune.

Riassumendo possiamo affermare che l’Italia si pronuncia contro l’inasprirsi dei controlli ai confini fra i vari stati membri dell’Unione Europea?

Se affrontiamo il problema come un problema europeo non ci sarebbe bisogno di controlli all’interno delle singole frontiere.

Dobbiamo aiutare chi ha diritto a rimanere da noi e dobbiamo rimandare a casa coloro che non hanno questo diritto.

Dobbiamo affrontare il problema dei migranti che per la maggior parte arrivano in Italia e in Grecia via mare e non lasciare questi due paesi ad affrontare da soli questa emergenza umanitaria.

Deve essere applicato con forza e convinzione il principio di solidarietà tra gli stati membri e quindi una ripartizione di chi ha diritto a restare in tutti gli stati membri dell’Unione Europea.

Qualche idea su una possibile soluzione di questa crisi migratoria con la partecipazione della Russia?

Non so in cosa la Russia possa aiutare su questo tema visto che non abbiamo flussi migratori provenienti dalla Russia. La Russia ha i suoi flussi migratori anche se ovviamente hanno connotazioni diverse rispetto all’Unione Europea in quanto molti degli immigrati provengono dall’ex Unione Sovietica ma certamente capisco che anche questo possa creare comunque problemi relativi alla sicurezza che la Russia però gestisce bene.

Sì anche noi abbiamo i nostri flussi e ultimamente vengono per la maggior parte dall’Ucraina, circa 1 milione di persone. A questo proposito si è parlato di uno scambio di esperienze tra la Russia e i paesi dell’Unione Europea sulle eventuali soluzioni della crisi migratoria. La mia domanda precedente riguardava questo argomento.

Certo, lo scambio di esperienze è sempre importante anche se ripeto secondo me i fenomeni sono diversi perché’ per esempio la maggior parte delle persone che vengono in Russia parlano il russo e quindi già queste indifferentemente dalle diversità che ci possono essere è un elemento comune.

In Europa si affacciano nordafricani, medio orientali che parlano arabo, africani, srilankesi, un numero impressionante di etnie e spesso vediamo che anche coloro i quali sono da più tempo nei paesi europei hanno difficoltà d’integrazione.

Personalmente ritengo che siano fenomeni che hanno connotazioni diverse anche se uno scambio di informazioni, di valutazioni e di come ognuno cerca di affrontare questo fenomeno nei migliori dei modi sia quanto mai utile, opportuno e ricercato anche dall’Unione Europea.

Per chiudere l’argomento della migrazione oggi nella televisione russa ci sono tanti servizi dedicati al problema ma c’è troppo allarmismo in quello che dice la tv poiché’ si dice quasi apertamente al turista russo che è pericoloso andare in Europa adesso a causa di questa ondata di migranti che sono persone pericolose. Lei che risposta darebbe a questo?

Io vivo in Italia, mia figlia vive in Italia e non è che sentiamo tutto questo pericolo rappresentato dagli immigrati. Episodi di criminalità e violenza ci sono in tutti i paesi causati sia da autoctoni sia da stranieri.

Credo che il maggior pericolo per i nostri paesi sia proprio la paura, la paura del terrorismo, la paura degli stranieri, la paura dei diversi.

E quindi è una fobia?

Dobbiamo evitare che diventi una fobia, non possiamo chiuderci in noi stessi, questa è una cosa che assolutamente dobbiamo combattere. Dobbiamo mantenere una vita normale, non dobbiamo chiuderci nei nostri paesi. Tutto questo non ci deve precludere la possibilità di viaggiare, di conoscere altre nazioni.

Sarebbe esattamente darla vinta al terrorismo che fa della paura uno degli elementi essenziali della sua azione. Lo sappiamo che la televisione ha sempre la tendenza a essere sensazionalista.

A questo punto passiamo all’economia. Il momento è difficile, i tempi sono duri. Qual è la visione dell’Italia su come si potrebbe superare questi tempi difficili? Quali sarebbero i modi migliori per tornare ai livelli di prima?

Come dicevo prima, a causa della crisi economica in corso l’interscambio tra l’Italia e la Russia a ottobre dell’anno scorso è diminuito del 23% ma non si può dire che si è ridotta la collaborazione economica e che siano diminuiti i contatti tra aziende italiane e aziende russe.

La situazione economica generale ha portato a questo brusco e drastico calo del prezzo del petrolio con conseguente svalutazione del rublo e quindi questo ha portato alla recessione in Russia.

Le nostre esportazioni sono diminuite del 25 % ma in misura minore rispetto ad altri partner europei. Io sono convinto che la cooperazione economica non solo continuerà ma è destinata a crescere negli anni a venire anche perché’ abbiamo una naturale complementarietà tra le nostre economie.

Anche se le difficoltà non mancano le nostre aziende continuano a credere nella Russia e nei mesi più recenti abbiamo avuto investimenti diretti, la creazione di società miste nonché importanti accordi di collaborazione per le forniture.

Non bisogna dimenticare che l’esportazione degli idrocarburi in Russia rappresenta circa il 50% del bilancio federale, è evidente che con il drastico calo del prezzo petrolio ci sia un’evidente difficoltà.

Per cui stiamo assistendo da parte del governo russo a una revisione anche del modello di sviluppo economico che dovrà portare progressivamente il paese a diventare una potenza manifatturiera oltre che una nuova base per l’esportazione dei prodotti nei Paesi terzi.

Questo processo di industrializzazione dell’industria leggera apre a mio avviso opportunità strategiche per le aziende italiane, soprattutto se saranno disposte a investire e creare società miste con partner locali.

Adesso proprio per incentivare questi investimenti italiani in Russia, l’Ambasciata ha predisposto un documento che individua le regioni più dinamiche e interessate a investimenti stranieri, che quindi hanno potenzialmente maggiori margini di crescita e che quindi sono più attraenti per gli investimenti italiani.

Io stesso presenterò questo documento in Italia alle varie conferenze con le imprese italiane. Proprio per aiutarle a cogliere le opportunità e quindi valutare al meglio le possibilità di investimento.

Una delle migliori prove di questo rapporto molto forte si avrà al forum economico internazionale di san Pietroburgo, in cui sottolineo che per la prima volta un paese straniero è stato invitato come paese ospite.

Quindi l’Italia come sarà rappresentata al forum?

Sicuramente sarà rappresentata ad alto livello politico, oltre che da un numero veramente consistente, sia da un punto di vista numerico che qualitativo, di aziende italiane.

Infatti stiamo lavorando anche all’organizzazione di un padiglione “Casa Italia” per ospitare le aziende che saranno presenti e che saranno rappresentative dii vari settori molto importanti n della produzione.

Non e’ escluso che venga anche il Primo Ministro?

Noi non escludiamo niente..

Ritornando al documento sulle regioni, quando sarà pronto e di quali regioni si parla?

Sarà pronto a brevissimo, mancano solo le ultime revisioni.

Le regioni sono state scelte in base a dei criteri macroeconomici che sono indicatori internazionali. Naturalmente in Russia ci sono molte regioni e non è che perché vi sono 10 regioni russe, che sono più attraenti per le aziende italiane - perche’ magari danno più incentivi, benefici fiscali, più benefici di carattere logistico organizzativo – cio’ implica che le aziende italiane non debbano investire in altre regioni..

Bisogna però cominciare. Questa lista non e’ esaustiva, non ci sono solo queste regioni, ma diciamo che queste danno più opportunità’ rispetto ad altre, sia perché sono più interessanti nei settori dove l’industria italiana e’ più forte sia perché danno più incentivi, più logistica – ma non c’e dubbio che se dopo la pubblicazione del rapporto ci saranno delle regioni interessate al rapporto con l’Italia l’Ambasciata e’ assolutamente disponibile a prendere in considerazione le loro proposte.

Inoltre io stesso incontro spesso i governatori delle regioni russe, molti governatori vengono qua per illustrare le opportunita’ di investimento alla comunità di affari italiani – noi siamo molto contenti di questa attenzione. E noi collaboriamo molto volentieri con loro proprio per far conoscere loro anche le nostre regioni e le nostra comunità di affari.

In questo documento di cui lei parla, quali sono i territori che sono stati una scoperta per lei, che non si sarebbe aspettato fossero cosi interessanti?

Devo dire che non ci sono state sorprese.

Quanto alle visite importanti di cui si parlava prima riguardo al forum di San Pietroburgo, ci saranno altre imminenti visite politiche importanti?

Si, oggi (9 febbraio - Ndr) arriva il Ministro dell’Agricoltura Martina, che partecipa alla fiera dell’agroalimentare qui a Mosca.

Ci saranno accordi da sottoscrivere?

No, in programma non ci sono accordi da firmare, ma vi sarà un incontro con il Ministro dell’Agricoltura, con il Vice Primo Ministro. Il ministro visiterà la fiera e i produttori italiani che espongono - in particolare l’azienda italiana Cremonini che produce carne. E’ un settore importante quello dell’agroalimentare perché è certamente un settore prioritario in Russia; e le aziende italiane hanno una straordinaria tecnologia nell’agroalimentare e possono diventare partner essenziali sia per le vecchie che per le nuove industrie dell’agroalimentare russo. Abbiamo moltissimo know-how nelle coltivazioni e un’altissima tecnologia nella produzione di macchinari per l’agricoltura.

E invece per quanto riguarda il Ministro degli esteri e quello della difesa?

I ministri degli Esteri hanno molte più opportunità degli altri ministri di incontrarsi al di fuori dell’Italia e della Russia, perché si incontrano nelle riunioni internazionali e nelle conferenze internazionali.

E poi stiamo adesso cercando di programmare una serie di visite dei Ministri italiani in Russia e una serie di Ministri russi in Italia. Quindi sarà un anno molto intenso.

Stiamo parlando ad esempio del ministro dello sviluppo economico?

Il vice primo ministro russo verrà in Italia di nuovo ed è stato in Italia a gennaio. Stiamo programmando delle visite del Ministro dello Sviluppo Economico. L’anno scorso il nostro Ministro della Cultura e’ venuto due volte in Russia; il Ministro Medinsky e’ andato a Roma a ottobre. Abbiamo anche avuto le visite del Ministro della Giustiza, dello Sviluppo Economico, del Primo Ministro e, per due volte, del Ministro degli Affari Esteri. Il Ministro Lavrorv e’ venuto a dicembre. Quindi già il 2015 è stato un anno molto intenso dal punto di vista delle relazioni politiche e lo sarà anche il 2016.

Noi siamo dell’ufficio politico ma in nostri colleghi del commerciale volevano farle questa domanda sul Parmigiano… perché adesso in Russia stiamo soffrendo della carenza dei formaggi, cosa dobbiamo fare?

Prima di tutto andare in Italia..oppure provate a chiedere ad amici italiani a Mosca che ve lo offrono!

Ha mai assaggiato quei prodotti che vengono fatti come sostituzione dei formaggi italiani?

Si, per curiosità..

C’e’ da aspettarsi a questo riguardo un’assistenza in qualche forma da parte dell’Italia per poter produrre i formaggi magari in maniera congiunta?

So che ci sono degli italiani che producono mozzarella e burrata nel Caucaso – e certamente di buona qualità, ma onestamente non ha nulla a che vedere con la mozzarella prodotta in Italia. Ci sono produzioni che sono legate al territorio, ad esempio al clima, all’alimentazione degli animali. Il vero parmigiano si fa solo a Parma! Se non sbaglio, peraltro, il parmigiano è il formaggio più imitato e falsificato al mondo...Ma chiunque abbia mangiato una sola volta il parmigiano vero si rende conto della differenza.

Infine, la cultura: cosa dobbiamo aspettare dalle grandi fiere culturali, considerando il grande interesse dei russi per la cultura italiana?

L’interesse dei russi verso la cultura italiana è straordinario. La cultura nel corso dei secoli è stato uno dei grandi pilastri delle relazioni bilaterali, perché c’è stata una fortissima interazione fra le persone, fra i popoli, prima ancora che fra i governi. Musicisti, architetti, artisti di teatro italiani sono sempre venuti in Russia, da secoli. E i russi hanno fatto la stessa cosa in Italia.

Noi nel 2011 abbiamo iniziato l’anno incrociato della cultura, che ha avuto un grandissimo successo e da quello abbiamo iniziato ad avere sempre più in Russia eventi culturali di altissimo livello.

Stava dicendo dei progetti per il 2016, sempre riguardo alla cultura..

Si, ad esempio le Mostre nei musei russi, vi ricordo che abbiamo avuto Caravaggio, Tiziano, Caravaggio e i suoi successori qui a Mosca e adesso nel 2016 abbiamo una serie di progetti che speriamo di poter realizzare. Avremo sicuramente mostre su Piranesi e su De Chirico e stiamo pensando a una mostra nel solco della tradizione rinascimentale portando qua opere di Raffaello. Questa mostra, se riusciamo a farla, sarà una mostra particolarmente impegnativa, sia dal punto di vista finanziario, poiché alcuni dipinti di Raffaello sono valutati a fini assicurativi anche più di 100 milioni di euro, e ovviamente dal punto di vista organizzativo perché i dipinti sono in vari musei italiani.

Per quanto riguarda la musica, l’anno scorso abbiamo avuto l’orchestra sinfonica nazionale della Rai che ha fatto anche una tournée a Mosca, San Pietroburgo, Perm e Ekaterinburg. Quest’anno vogliamo organizzare un concerto del Maggio musicale fiorentino, una delle principali orchestre italiane, e a fine settembre avremo per una settimana La Scala qui al Bolshoj.

Fra l’altro l’anno scorso abbiamo messo in piedi un programma – innovativo, interessante e utile - di scambi giovanili fra musicisti e cantanti d’opera. Quindi giovani musicisti e cantanti d’opera russi possono andare a fare uno stage nelle istruzioni musicali, teatri d’opera e conservatori italiani e viceversa.

Credo che sia forse il modo migliore per continuare questa grandissima tradizione di relazioni musicali che abbiamo fin dal 700.

Credo che sia utile come esperienza professionale ma anche come esperienza umana.

Poi col conservatorio di Mosca stiamo preparando un libro sulla storia delle relazioni musicali fra la Russia e l’Italia.

Nel settore cinematografico presenteremo la 7 edizione del Festival “Da Venezia a Mosca”, cioè i migliori film italiani presentati al festival di Venezia.

E poi la rassegna cinematografica che si chiama NICE che, da qualche anno, porta le nuove proposte del cinema italiano.

Tutti questi film saranno portati anche in altre città della Russia, non solo a Mosca e poi vorremmo portare delle retrospettive di Visconti e Antonioni e durante il corso dell’anno ci sarà un incontro col regista Matteo Garrone, che è uno dei più importanti registi italiani in questo momento.

Per completare il quadro della nostra attività culturale proseguiremo nel 2016 quello che abbiamo fatto negli anni precedenti, cioè a cadenza mensile presentare una personalità artistica della cultura russa e della cultura italiana, ospitandola qui in Residenza. Abbiamo negli anni ospitato personalità molto importanti (Konchalovsly, Mikhalkov, Bashmet, Mastrangelo, Litvinova, Uto Ughi, Fracci, Liepa) e anche quest’anno avremo altri personaggi molto importanti. E questi incontri oltre che essere molto interessanti, sono anche molto divertenti.

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